Come abbiamo affermato prima Raskòlnikov ha cercato di capire se egli è vincolato da una qualche legge morale, tramite l’uccisione di una persona fatta a sua immagine e somiglianza, rendendosi conto che è vincolato da questa legge morale; infatti come afferma Michail Tugan-Baranovskij:

Egli ha dimostrato di essere un uomo comune, soggetto alla legge morale. Egli voleva avere la «libertà e il dominio, ma soprattutto il dominio! Su tutti gli esseri pavidi e su tutto il formicaio». E questo dominio avrebbe dovuto ottenerlo liberandosi della legge morale. Ma la legge morale si è mostrata più forte di lui ed egli è caduto…

Ma in questa situazione fallimentare da un punto di vista psicologico comincia la redenzione di Raskòlnikov, che a poco a poco si convincerà che la libertà assoluta è un demone, demone distruttore della società e delle persone e si convincerà di essere stato risucchiato da questa idea demonica, che lo ha portato all’autodistruzione, e all’estraniamento dalla società. In questo processo di redenzione, determinanti sono stati quegli elementi di bontà, che giacevano in lui, e che poco a poco hanno reagito e lo hanno portato alla convinzione che tutto il suo comportamento era stato sbagliato. Ma soprattutto alcune figure semplici ed emarginate dalla società, come Sonja, hanno avuto una funzione importante; infatti, sarà Sonja a raccogliere la prima confessione. Ella lo accompagnerà poi in Siberia, quando sarà condannato dopo la sua confessione pubblica, a otto anni di lavori forzati, e qui si realizzerà la definitiva redenzione, con la sua confessione totale e sincera a Sonja, e la lettura del brano della resurrezione di Lazzaro, tratta dal Vangelo di San Giovanni.

Dostoevskij ha saputo descrivere la redenzione di Raskòlnikov con una chiarezza esemplare ricca di poesia e questa parte conclusiva del romanzo in cui viene narrata la sua rinascita spirituale ne è una comprova:

A un tratto accanto a lui si trovò Sonia. Gli si era avvicinata facendosi appena sentire e gli si era messa a sedere a fianco. Era ancora molto presto; la frescura mattutina non s’era ancora attenuata. Ella aveva indosso il suo povero, vecchio mantello e lo scialletto verde.
Il suo volto recava ancora i segni della malattia, era smagrito, impallidito, s’era affilato. Ella gli sorrise affabile e gioiosa, come al suo solito, gli porse la mano timidamente.
Gli porgeva sempre la sua mano timidamente, a volte anzi non gliela dava affatto, come temendo che lui la respingesse. Egli prendeva sempre la mano di lei con una specie di avversione, l’accoglieva come indispettito, a volte taceva ostinatamente per tutto il tempo della sua visita. Accadeva ch’ella se ne intimorisse e andasse via profondamente afflitta. Ma adesso le loro mani non si disgiungevano; egli le gettò di sfuggito un rapido sguardo, non disse nulla e chino i suoi occhi a terra. Essi eran soli, nessuno li vedeva. Il soldato di scorta in quel momento s’era voltato in là.
Come ciò fosse accaduto, egli stesso non sapeva, ma improvvisamente fu come se qualcosa l’avesse afferrato e gettato ai piedi di lei. Egli piangeva e le abbracciava i ginocchi. Nel primo istante ella si spaventò tremendamente e tutto il suo volto si fece d’un pallore mortale. Era balzata su e, messasi a tremare, lo guardava. Ma subito, in quell’attimo stesso, capì tutto. Nei suoi occhi brillò una felicità senza fine; ella aveva capito, e per lei non c’era più dubbio, ch’egli l’amava, l’amava infinitamente, e che era giunto, alla fine, quel momento…..
Essi volevan parlare, ma non potevano. Nei loro occhi c’eran lacrime. Eran tutt’e due pallidi e magri; ma in quei visi malati e pallidi già splendeva l’aurora di un rinnovato futuro, di una piena risurrezione a nuova vita. Li aveva resuscitati l’amore, il cuore dell’uno racchiudeva infinite fonti di vita per il cuore dell’altro.

Con questo atto si ferma il racconto. Dostoevskij non ci dice come si evolverà la vita di Raskòlnikov redento, ma ci offre un flesh particolarmente interessante e illuminante, quando dice che da quel momento Raskòlnikov cambia totalmente il suo modo di essere: non più arrabbiato, non più infelice, ma felice, felice, anche della sofferenza, per sottolineare che la sua visione del mondo, e della vita, era totalmente cambiata. Questo suo percorso di redenzione, avverrà inaspettatamente per Raskòlnikov. Quante angosce e sofferenze egli ha dovuto sopportare, il rimorso per l’uccisione di due innocenti, la sofferenza di molte persone che lo amavano, tutto questo male può giustificare la sua redenzione finale?
Sicuramente no, egli ha troppo speso per avere in cambio quello che forse si poteva raggiungere in altri modi, con questo non si vuole condannare la figura di Raskòlnikov, ma sicuramente non è possibile elevare ad eroe un assassino, lui soffrirà molto nel suo periodo durante i lavori forzati, e forse questa sarà la molla che farà scattare la redenzione, come se solo con la privazione e le piaghe si possa finalmente ricevere la luce:

 

(Continua…)

Mirko Bresciani – La prospettiva etica in Dostoevskij

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