Se vogliamo, la massima espressione dell’individualismo la troviamo nella società americana, che almeno in maniera onesta lo mostra senza mezzi termini e anzi quasi lo pone come vanto.

Il self-made man, colui che si è fatto da solo combattendo le avversità dell’ambiente è l’apice e l’impostazione sociale di questo modo di pensare si è concretizzato nel sistema sanitario nazionale americano, in questi termini: se hai i soldi ti puoi curare, altrimenti non arrivi a domani.

In Europa la situazione è lievemente diversa. Ovviamente ci sono fortissime differenze e ingiustizie sociali, ma noi non siamo arrivati al punto che la vita e la morte possono così direttamentente essere influenzate dal tenore economico delle persone.
E anche se molte volte siamo abituati a gridare –piove Governo ladro– dobbiamo ammettere che il sistema sanitario italiano non è completamente da buttare e ci sono davvero molte eccellenze che ci vengono riconosciute anche all’estero.

Molto è ancora da fare e, al di là di alcuni professionisti sanitari che lavorano per la Sanità pubblica e che hanno raggiunto alti livelli, molti medici hanno stipendi sottodimensionati sia per le responsabilità che devono affrontare, sia per gli anni di studio spesi.

Non dimentichiamoci che la sanità in Nord America, che è l’emblema del privato, costa il 16,3% del Pil contro la media Ocse 9%(Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico), l’Italia è al 8,9% del proprio Pil .

Dunque, quando in Italia si vuole spingere su una Sanità con meno Stato e più privato è meglio che non prendiamo ad esempio il Nordamerica come un metodo per rendere più razionale la spesa pubblica a vantaggio delle casse statali.
Ma tutta questa differenza in termini di spesa tra assistenza sanitaria universale e il modello privatistico americano da dove nasce?.

A riguardo diventa chiarificante riportare questo concetto: in Usa se un medico è bravo sta bene economicamente.

Settimana scorsa ho visto un film su Netflix, era una commedia divertente dove si parlava di un cardiochirurgo di colore che si era fatto da solo, appunto l’appena citato self-made man, ma la rappresentazione della sua vita rispecchiava più quella di una Rock Star con jet privati, attici a Manhattan, donne bellissime, champagne e stravaganze varie, che quella della borghesia benestante alla quale dovrebbe appartenere un medico. Devo essere sincero, io ho invidiato solo le donne bellissime!.

Orbene, forse erano esagerati alcuni dettagli del film, ma il quadro rappresentava la situazione che ha portato la sanità statunitense a risucchiare il 16% del Pil a fronte di un servizio che non è universale e che non si dimostra a livello qualitativo migliore del nostro in Italia.

Mia madre ha avuto un cancro al colon retto che non è riuscita a vincere, ma posso dire che è stata curata bene.

Forse le camere che la ospitavano per la chemioterapia o dopo l’intervento non avevano i soffitti stuccati, ma esami e medicine erano di prim’ordine, e a quelli che dicono che in Italia non abbiamo i servizi e che trovano una scusa ovunque per non pagare le tasse, direi di aspettare a parlare e trovarsi in queste situazioni; allora capirebbero quanto è necessario che tutti contribuiscano in base alle proprie possibilità finanziarie al funzionamento della macchina dello Stato.

In diverse occasioni, proprio grazie all’esperienza vissuta stando vicino a mia madre, ho capito quanto sforzo esiste dietro alla Sanità pubblica e di quanto devo essere consapevole e “orgoglioso” che le tasse che pago poi serviranno ad ognuno di noi nel caso in cui dovessimo aver bisogno.

In America lo Stato ha lasciato questa patata bollente in mano al singolo cittadino con la stipula di assicurazioni private sulla salute, con la conseguenza che chi ha bisogno di cure sanitarie rimane da solo nel momento di massima fragilità. In Usa i problemi legati alla salute sono tra le maggiori cause di bancarotta delle persone; per una malattia ci si ipoteca la casa e si dilapidano i risparmi di una vita.

Di fronte a tutto questo le case farmaceutiche e i medici non hanno saputo dare freno alla propria avidità, da parte mia non perché siano particolarmente abbietti, ma perché l’avidità fa parte dell’animo umano.

Anche durante la fine della II Guerra Mondiale i contadini in Italia si sono arricchiti con il mercato nero del cibo. Di fronte ad una scarsità di un bene, chi ce l’ha cerca di arricchirsi e, se non c’è un arbitro, come in questo caso lo Stato, si creano situazioni di distorsione dove c’è chi subisce e chi si avvantaggia. E quando queste cose accadono con elementi che sono essenziali alla vita dell’uomo come cibo, acqua, salute, lasciano ancora più l’amaro in bocca e danno un senso di cinismo superiore rispetto a tutte le altre situazioni di ingiustizia.

Lo Stato deve essere una mano invisibile, nella società, presente ma non invasiva che mette equilibrio. Lasciare tutto al libero mercato è controproducente sia per le persone che per lo Stato in questo caso rappresentato dai conti pubblici. Adam Smith avrebbe qualcosa da dire.

Mirko Bresciani – Nient’altro che le stelle silenziose

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