Ho scritto quello che segue come un fiume, niente è stato pianificato, ma solo quello che nel preciso momento sentivo di dover riportare; non so se qualcuno lo leggerà, non è importante, ma tutto questo ha svolto il suo compito: darmi la possibilità di ragionare con me stesso. 

Ho ascoltato e ho scritto dei pensieri che sono apparsi come sinfonie.

Quando pensiamo che tutto sia normale e consuetudinario basta per un attimo puntare sul pensiero e chiedergli di staccarsi dalla Terra, andare sopra le nuvole, guardare ancora più su e vedere il buio dell’universo e sotto l’azzurro del cielo. 

Il buio astrale non fa paura perché fa parte della normalità dell’esistenza, non è un buio cupo di una stanza chiusa o di un corridoio deserto, ma è il buio vitale di nostra madre, da dove tutto è nato. 

RAGIONALE NEL QUOTIDIANO

Allora, sempre grazie al nostro pensiero, dobbiamo pensare a ciò che siamo noi adesso.

Noi che corriamo dimenticandoci di quello che ci circonda e di quello che è realmente importante, in mezzo a questo nulla creativo chiamato Universo. 

Noi appoggiati ad un pianeta solitario e fragile, protetto solo da una labile camera d’aria che segna la differenza tra vita e morte.

Quando corriamo, quando ci disperiamo per un saluto mancato, quando inveiamo allo stadio, ci dimentichiamo in mezzo a quale miracolo siamo immersi, un miracolo non fatto di un secondo, ma di una sequela di secoli. 

Tra noi e l’Universo, pochi chilometri d’aria e per me questo è un miracolo a portata di mano.

Ma cerchiamo sempre di più, vogliamo le stigmate, vogliamo mettere mano nella ferita, ma anche quando avremo toccato e visto, non ci basterà, perché già non ci basta questo miracolo a pochi chilometri sopra le nostre teste.

Mirko Bresciani – Nient’altro che le stelle silenziose

(Pubblicazioni dell’Autore)

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